giovedì 5 aprile 2012

Alberto Sughi



Da pochi giorni ci ha lasciato Alberto Sughi. In genere non amo ricordare le persone solo dopo la loro morte, indi per cui non ho intenzione di scrivere un'elegia in sua memoria proprio ora.


Voglio però ricordare le sue opere, così delicate nella loro solitudine e nel loro spaesamento, eppur così forti nella loro capacità di turbare chi le osserva. Fu un autore spietato di eroi del quotidiano in tutta la loro normalità: nella noia, nel disagio, nella solitudine, nella sensualità. Nelle sue tele si percepisce la complessità del quotidiano e dell'emozioni più cupe dell'uomo contemporaneo, eppur egli riesce a dipingerle senza dare un giudizio, come solo un attento osservatore può fare.. In alcune sue figure scarne e sfigurate, volti senza lineamenti nè confini, ho spesso rivisto la forza crudele delle opere di Bacon (e sono stata ben lieta nel vedere che c'è stato chi ha già cercato di mostrarne le affinità: Manfredi Pomar).



Egli stesso disse: "Il lavoro del pittore non finisce col suo quadro: finisce negli occhi di chi lo guarda".

Fatevi guidare dalle sue opere, di cui potete trovare una breve carrellata nella galleria di Repubblica.
Mentre sul sito ufficiale di Alberto Sughi trovate l'intero processo di nascita di una delle sue tele, "La fine dell'estate (Gl'indifferenti)": dal primo slancio alle modifiche, ai ripensamenti. Vi assicuro che è molto interessante poter vedere come può evolvere un'opera.




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